Alla ricerca del mio ecosistema!

Ho lasciato la mia nazione sette mesi fa alla ricerca di qualcosa che non era ben definito neanche nella mia mente.

 

L’unica cosa chiara e cristallina era la scarsa fede che riponevo, e ripongo tutt’ora, nel sistema industriale e capitalistico nel quale sono nata e cresciuta.

 

Una forza dentro di me continuava a dirmi che ci doveva essere un altro modo per vivere.

Ritengo che l’essere umano sia solo una “differente” specie di animale e che, come tale, sia strettamente legato e sottoposto alla natura e alle sue leggi. Capisco anche che sia divertente, qualche volta, uscire dai propri ruoli ma non credo che la totale snaturalizzazione dell’uomo, come oggi la possiamo riscontrare in ogni viso che incontriamo, sia salutare o sostenibile dal punto di vista psicofisico e sociologico dell’individuo stesso e della società in cui vive. I titoli dei giornali, l’incredibile picco nelle statistiche sulla depressione e l’insoddisfazione perenne, che ormai diamo per scontata come una peculiare caratteristica della società moderna ed imprescindibile da essa, ci danno un suggerimento abbastanza chiaro che l’uomo, cosi estraniato dal suo habitat naturale non è felice nè sereno e di conseguenza non lo è la società che lui stesso ha creato. Se torniamo indietro nel tempo potremmo chiaramente riconoscere l’inizio del malessere sociale: cioè quando, nella nuova società industrializzata, l’uomo ha lasciato dietro di sè la sua vera natura per riversarsi nelle città dimenticando quali fossero le sue vere esigenze e ponendo il denaro e “il comfort ad ogni costo” come suo unico obbiettivo nella vita. Abbiamo iniziato a vederci come specie a sè completamente distaccata da ciò che ci circonda e dalla natura che ci ha creati.

Le poche volte che il mio lavoro me lo permetteva mi concedevo delle lunghe passeggiate nel bosco e continuavo a rimanere esterrefatta e affascinata dalla natura che mi circondava:

la perfezione data dal caos, o ciò che ai nostri occhi può sembrare tale, la vita che si espande e vibra ovunque, il senso di completezza, felicità e appartenenza che mi riempiva in queste mie escursioni era in netto contrasto con il senso di alienazione e disperazione che faceva da sottofondo alla mia vita “urbana”. Tutto questo mi ha spinta a partire.

La ricerca di me stessa all’interno del mio ecosistema, o meglio dell’ ecosistema che mi permettesse di essere me stessa e quindi di lavorare e di vivere in armonia ed in pace con la mia natura.

Quando sono arrivata in Irlanda

Valentia Island


sette mesi fa ho avuto la mia prima illuminazione o meglio la conferma di ciò che avevo sempre sperato e sospettato:

se si collabora con la natura e si utilizzano le forze per assecondarla, piuttosto che per combatterla, si potrà osservare come il nostro impegno viene davvero premiato. Il raccolto, l’armonia con l’ambiente che ci ospita e lavora con noi e la nostra serenità saranno il nostro premio.

Ho scoperto in questo modo che sorridere veniva da sè, basta vivere nel proprio habitat stando a contatto con le cose che ci fanno stare bene. Sono profondamente convinta che l’uomo come animale abbia la necessità del contatto con la terra e la natura, del sudore sulla fronte, della collaborazione con il resto delle creature viventi sia che esse siano in forma di animale, di pianta, di insetto e così via. Dopo sette mesi di varie vicissitudini mi ritrovo di nuovo qui e scopro che quell’idea che ho sempre avuto nella testa aveva un nome e dei padri fondatori e dei pionieri che la stanno sviluppando: ho scoperto la permaculture!!!

Io pensavo si trattasse solo di empatia e buonsenso verso il pianeta che ci ospita e tutte le specie viventi che lo abitano :)

In ogni caso spero, attraverso questo blog, di aiutare questa nuova visione ad espandersi e a concretizzarsi.
Il futuro ci aspetta, se impareremo a convivere con “la vita”.
Buona giornata a tutti sperando che possiate trovare un po’ di quell’armonia nella vostra giornata.

 

La vostra smielosa e innamorata stregadelnord ;)

Buongiorno alla vita!

Eccoci di nuovo qui, dopo tre mesi di assoluto silenzio di cui, fra l’altro, non mi scuso affatto essendo convinta che quando qualcuno non ha niente da dire è meglio che taccia e conservi le parole per un tempo in cui ci sia davvero necessità :) .

Credo che da questa mia premessa si possa facilmente capire che nei tre mesi passati non sono stata completamente soddisfatta di ciò che facevo o di ciò che mi circondava e solo ora che sono tornata nel mio “habitat” naturale sono di nuovo sorridente davanti alla mia tastiera.

Non rinnego assolutamente i tre mesi passati (perché ogni esperienza, in qualche modo, ci serve nella vita) ma ora che sono di nuovo sulla mia strada non nego il senso di sollievo nel svegliarmi la mattina e sapere che sono esattamente dove vorrei a fare ciò che vorrei.

La mia vena romantica che stamani scalpita e inonda le mie pagine è stata causata dalla passeggiata mattutina in una terra che per me è cromo e musico terapia perenne e continua.

 

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Cinque kilometri a passo sostenuto nel verde, immerso nel canto degli uccelli e nel suono del vento mi ricordano che sono viva e profondamente correlata con la terra che mi ospita.

Il battito del cuore che aumenta leggermente e pompa sangue in ogni spazio del mio corpo, sento fluire di nuovo l’energia e questo mi riscalda e mi ricorda che la fatica ha uno scopo più importante che farci sentire stanchi: per me ha lo scopo di farmi sentire viva e di farmi apprezzare quei momenti di riposo che creano il ritmo delle mie giornate.

Il canto degli uccelli e il frusciare delle fronde degli alberi che danzano sospinti dal vento, mi dicono che ogni cosa che mi circonda è vita ed è fondamentale, gli “evergreen” che con i loro colori illuminano il paesaggio e le fronde spoglie e i rami secchi che mi sussurrano che c’è una tempo per tutto, che la vita è fatta di cambiamento e susseguirsi di stagioni, che i capelli bianchi sono una tappa fondamentale nel nostro cammino all’interno della vita e che tutte le forze che impieghiamo con lo scopo di evitare una stagione naturale del nostro percorso sono forze sprecate perché non si può lottare contro qualcosa che è cosi naturale. Si matura e si invecchia e aggiungerei: “fortunatamente”.

Le salite che rendono arduo il cammino e lo sforzo impiegato mi fa apprezzare di pù la strada che ho percorso.

Le discese mi danno la spinta per arrivare più veloce e con meno fatica.

Non capita mai di trovare solo discese, ad ognuna di esse corrisponde una salita, è una cosa naturale e non vedo perché qualcuno si aspetti diversamente, del resto, fortunatamente, non ci sono solo salite: per quanto sia in salita la strada che si percorre in un dato momento mi rasserena sapere che prima o poi troverò la mia discesa.

Panorama e vallate che mi circondano e si aprono come una fonte di prospettive, come per ricordarmi che il mondo è grande e ricco di posti e di esperienze: una fonte inesauribile di opzioni.

Questo luogo è il mio vero grande amore, più lo scopro e più lo vivo e mi lascio vivere più mi innamoro.

Amo farmi corteggiare dal paesaggio e dai mille colori che mi offre e adoro il fatto di essere qui e sentirmi grata verso la vita ogni giorno.

Questa terra è la mia fonte inesauribile di gratitudine e di amore verso la vita, spero che ogni essere possa trovare lo stesso luogo per sé.

 

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Buona giornata

Oggi più che strega … la fatina del nord! ;)

Nota: la prima foto l’ho presa da un blog,l’autore è Gerald Brimacombe nel caso stia violando il copryright l’autore non ha che da contattarmi e rimuoverò immediatamente l’immagine. :)
Ireland – Ballinskelligs Bay – Ring of Kerry

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